Martedì 29 luglio.
La nostra prima serata a Yerevan se ne è andata velocemente fra una cena tipica – in un ristorante del centro gestito da una simpatica signora che, nonostante tutto, su una mensola espone ancora la bandiera armena affiancata a quella dell’Artsakh (ex Nagorno-Karabag), la contrastata regione ormai definitivamente atzera – e il sontuoso spettacolo di luci e suoni offerto dalla municipalità nella fontana della centralissima piazza della Repubblica.
Nel nostro penultimo giorno di viaggio siamo pronti a dirigerci, di buon mattino, verso l’ultimo monastero fortezza in programma: Khor Virap ma, soprattutto, siamo impazienti di avvicinarci all’Ararat, il monte dell’arca di Noè che il giorno prima si è lasciato solo intravvedere fra le nuvole.

Luogo e simbolo imprescindibile della cultura armena, l’Ararat – che oggi fa parte della Turchia dopo le vicissitudine della guerra degli anni Venti del Novecento fra i 2 paesi – resta elusivo ai nostri occhi e mostra solo a tratti la sua calotta bianca, lasciandola occhieggiare fra pallidi raggi di sole.
Siamo vicinissimi al confine turco e la linea di separazione è punteggiata, dal nostro lato, dalle bandiere armene che sventolano i loro colori: il blu del cielo, il rosso del sangue e l’arancione dell’albicocca, l’albero da frutto che si ritiene originario di questo paese.

Costruito su uno sperone roccioso, il monastero di Khor Virap è circondato da vigneti a cui l’Armenia affida il suo riposizionamento nel mercato vitivinicolo con una coltivazione rinnovata e in ripresa dopo che la pianificazione sovietica l’aveva destinata alla produzione non più di vino ma di cognac.
Terminata la visita e percorso un buon tratto di strada in un paesaggio lunare, arriviamo a Garni per scoprire che, in fondo, l’Armenia non è solo monasteri: c’è infatti un piccolo tempio ellenistico, dedicato al dio del sole Mihr, che ci attende in un parco verde e curato.
Ricostruito fra gli anni Sessanta e Settanta, è l’unico – si legge in tutte le guide – rimasto a testimoniare la storia antica e la cultura pre-cristiana del paese.
La giornata si chiude con una camminata naturalistica per ammirare le colonne di basalto che reggono il piccolo monte su cui sorge il tempio.











Devi effettuare l'accesso per postare un commento.