È in pieno svolgimento, in paese, la Settimana dell’Abilità, la rassegna di iniziative e di attività che vede protagonisti gli utenti della Speranza, impegnati su vari fronti e capaci di dimostrare – ancora una volta – di avere pieno titolo al riconoscimento delle loro capacità.
Il presidente dell’Associazione Amici della Speranza, Guido Battistini, propone ai lettori del Punto alcune importanti riflessioni su un tema che deve coinvolgere tutti – abili e abili diversamente – nella costruzione di una società realmente giusta.
Perché una terza edizione della Settimana dell’Abilità a Villasanta?
Oltre alle previste iniziative che si svolgeranno in questi 7 giorni – teatro, film, mostra, conferenza, mercatino e altro – di cosa in effetti si tratta e, meglio ancora, quale vuole essere il suo significato più profondo e il suo obiettivo principale?

Da qualche decennio nel mondo della “disabilità” si va imponendo un nuovo paradigma con il quale affrontare questo tema così sensibile e coinvolgente. Le persone con disabilità hanno gli stessi diritti di
cittadinanza di tutti gli altri “indipendentemente dalle condizioni” e non più “qualora le condizioni lo
consentano” (Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità – 2006). Si supera quindi il paradigma “assistenziale” e si entra in quello dei “diritti”. Queste persone non sono più solo oggetto di cura da parte delle persone senza disabilità, ma soggetti titolari di pari diritti degli altri.
A determinare la condizione di diversità non è più solo uno stato di condizione “oggettiva” ma è anche l’insieme delle barriere – ambientali, relazionali, culturali, attitudinali – che di volta in volta una comunità si trova storicamente a erigere. Le persone con disabilità hanno allora bisogno di tutela non tanto perché “fragili” ma perché “discriminate”. E se ci pensiamo bene, questo concetto vale per tutte le “diversità” – di genere, di colore, di sesso, di provenienza – che storicamente le nostre società hanno via via identificato e penalizzato.
Questo nuovo paradigma rimette in discussione ruoli sociali, spazi condivisi di vita quotidiana dove si muovono persone con e senza disabilità ma con pari diritti. Cambiano anche gli interlocutori: se per
accudire e educare servivano professionisti e spazi dedicati, per essere “cittadini” serve una comunità
intera.

Ed è allora per questo che noi vogliamo e dobbiamo sempre più rivolgerci alle comunità dove le nostre persone con disabilità hanno scelto di vivere e dove devono poterlo fare come cittadini nel mondo di tutti e nella molteplicità delle relazioni e degli ambiti propri di queste comunità.
Tutta la programmazione e il progetto educativo della nostra Associazione si muovono chiaramente in questa direzione, nello sforzo di delineare per ogni nostra persona un progetto individuale che ne stimoli l’inserimento sociale e l’acquisizione di autonomia e abilità.
In queste settimane, con i diversi canali messi in campo, vogliamo allora interloquire più direttamente con tutti i cittadini e cittadine di Villasanta – e non solo – per affrontare e discutere insieme di come poter fare della nostra Associazione e delle nostre persone non solo un “oggetto di cura e assistenza” ma una parte “attiva e vitale” della nostra comunità, capace di mettere in campo diverse abilità a disposizione di tutti.
In questo nostro impegno dobbiamo dire che stiamo incontrando una bella corrispondenza da parte della comunità villasantese. Abbiamo intercettato tanti interlocutori attivi e interessati, a cominciare da quelli istituzionali: il Comune e la scuola. Con il primo abbiamo già stipulato 3 accordi di collaborazione per la manutenzione delle fioriere di Piazza Canova, per il “plogging” e, da quest’anno, per la realizzazione della stessa Settimana dell’abilità. Con l’IC di Villasanta abbiamo oramai da tempo stretto una forte collaborazione che prevede continui interscambi di iniziative e attività, in una sorta di “virtuoso gemellaggio” che tanto arricchisce il progetto di integrazione delle nostre persone.

Vanno poi ricordate le tante collaborazioni con l’associazionismo villasantese, e non solo. Abbiamo ideato laboratori e attività con il Caa, il Cai, la Ghiringhella, il Circolo Unione, gli oratori, gli Scout, la Cri, l’Anpi, la Casa dei popoli, il Gav, B612, il Pedale arcorese, Brianza 3.0, il Judo Monza. Alcuni commercianti e associazioni hanno dato disponibilità per attivare con nostre persone dei “tirocini socializzanti” presso i loro esercizi.
Resta poi il prezioso patrimonio costituito dall’impegno di circa una cinquantina di volontari che ci aiutano nella conduzione di tanti laboratori e nella gestione di servizi e progetti per le nostre persone. Basti accennare alla loro presenza nelle attività del Dopo di noi o nel servizio di trasporto degli utenti da Monza.
A questo variegato insieme di gruppi e persone va il nostro ringraziamento per aver raccolto non tanto una nostra richiesta di “benefica assistenza” ma per aver colto una opportunità di affermazione di diritti in un reciproco scambio di vantaggi e benessere. La cittadinanza delle persone con disabilità non può generarsi dalla pur apprezzabile solidarietà degli altri, ma dalla semplice applicazione dei loro diritti, senza che per questo debba esserci una “rinuncia o disagio” da parte di una persona senza disabilità.
In copertina, una classe dell’Istituto comprensivo di Villasanta in visita alla mostra in Villa Camperio.








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