cultura

Un libro a otto mani

Quattro teste, otto mani, un solo cuore pulsante di nostalgia, affezionato – nel bene e nel male – a Monza: questi gli ingredienti che hanno permesso la stesura del libro “Ventinovecento”, presentato ieri in villa Camperio dagli autori, dall’editore e da Giuseppe Meroni, in qualità di mediatore.
Monza, anni Novanta, quattro amici adolescenti vivono prima consumando e poi spacciando droga nascosti dalla facciata perbenista che connota la città.
La presentazione, protrattasi per circa due ore, ha trovato riscontro di pubblico e di interesse, resa più frizzante dalle domande critiche e analitiche di Meroni agli autori e dallo scorrere, in secondo piano, degli spot pubblicitari in voga negli anni ’90.
Dalle risposte, sono emerse la cura e l’attenzione fin nei dettagli per le scelte: del nome del gruppo (La Rinomata Offelleria Briantea, dietro cui si celano gli autori Michele Cortellini, Luigi Limonta, Matteo Pozzi e Lorenzo Sala); del titolo del libro (Ventinovecento); delle immagini poste in copertina (i Power Rangers) e in retrocopertina (la giraffa presente nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Monza, andata distrutta in un incendio verso la fine degli anni Ottanta); infine, soprattutto, per la stesura del romanzo, omogenea e moderna.
Infatti, gli autori hanno voluto particolarmente insistere sulla sintonia del gruppo, che è stata fondamentale per ottenere un testo omogeneo pur avendolo scritto otto mani: “ognuno di noi ha contribuito alla struttura e alla scrittura, ovvero allo sviluppo verticale, e non trasversale, della storia, così che il testo risultasse nel complesso omogeneo, come se fosse stato scritto da una mano sola”.
Assai entusiasta anche l’editore Walter Pozzi della casa editrice PaginaUno: “il romanzo mi ha colpito subito per il suo linguaggio particolare e originale, per il suo stile brillante, frizzante e moderno”.
A far discutere è stato, invece, il contenuto del romanzo, incentrato su “donne, birra e droga”.
“Sulle donne e sulla birra, nulla quaestio.” ha affermato Meroni durante la presentazione “Ma la droga? Sembra che Monza negli anni ’90 sia stata una piccola capitale della droga, ma a me non risulta. Come mai avete tanto insistito su questo punto?”
“Non diciamo questo e siamo lontani dal voler assolutizzare. Semplicemente abbiamo voluto cristallizzare racconti di prima mano, raccolti da alcuni coetanei, circa uno spaccato meno conosciuto della vita di molti adolescenti che, per perbenismo e facciata, non è mai emerso ma che, invece, esisteva. Il libro è volutamente provocatorio. Nel bene e/o nel male abbiamo voluto celebrare Monza, pur attraverso una sorta di rappresaglia contro il suo modo di vivere”.
“Benché sia incentrato su Monza, ritenete che lo stesso discorso possa estendersi anche ai Comuni limitrofi come Villasanta?” è stato chiesto nell’intervista agli autori.
“Riteniamo di sì. Nel libro, infatti, Villasanta è citata, perché molte famiglie benestanti provenivano dalla realtà brianzola, benché essa non fosse un centro come Monza, la grande città vicina a Milano. Sicuramente anche i brianzoli possono riconoscersi nei personaggi protagonisti del libro”.
“Fra gli aspetti sociali che considerate, c’è pure qualche riferimento alla politica?” ha chiesto dal pubblico l’assessore alla Cultura, Adele Fagnani.
“No, di politica non si parla, se non per qualche breve necessario cenno al nome di Berlusconi. Ritengo di dire che forse il romanzo è politico proprio perché non tratta di politica: gli adolescenti degli anni Novanta non si interessavano affatto di politica, era un aspetto della vita assolutamente evanescente. Per citare una definizione dello stesso Professor Meroni, la nostra è stata, da questo punto di vista, una generazione insignificante, poco attenta ai problemi sociali. Anzi, nelle precedenti presentazioni del libro è proprio emerso come, invece che sulla droga – protagonista del romanzo – l’attenzione vertesse proprio sul cambiamento generazionale e sulla politica”.
Infine, dato il riscontro ottenuto dalla prima esperienza editoriale, la domanda è sorta naturale dal pubblico: “Avete in progetto di scrivere un altro libro?”.
“Ci piacerebbe scrivere un nuovo libro perché è stata un’esperienza bellissima. Per ora abbiamo qualche idea ma non facendo gli scrittori di professione, potrebbe essere difficile organizzarci. Abbiamo un progetto ben più ambizioso e totalmente diverso; prima o poi si realizzerà”.
Il libro verrà nuovamente presentato il prossimo 10 novembre alle ore 16.30 presso il Santeria Garden Bar & Restaurant di via Paladini n.8 a Milano.

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