cultura

Festival delle Geografie: giorno 4

E’ stato un giorno intenso l’ultimo del Festival, ricco di iniziative rivolte a pubblici con interessi e passioni dversificate.
In mattinata la passeggiata – molto partecipata – alla “mura” delle Parco di Monza con la guida naturalistica M. Barattieri si è svolta in contemporanea con la conferenza “Il limite superato: quello che le pubblicità non mostrano” con l’associazione “Essere Animali”. Dedicata alla consapevolezza che ciascuno di noi dovrebbe sviluppare nei confronti dei propri comportamenti alimentari, Claudio Pomo ha illustrato, dialogando con Grazia Nessi, l’attività di investigazione svolta dall’associazione negli allevamenti intensivi, dove gli animali sono un numero su cui l’uomo si arroga il diritto di vita e di morte. Ma l’alimentazione di origine animale è davvero indispensabile, possiamo modificarla e transitare a una dove prevalga la componente vegetale? Scelte individuali naturalmente ma possibili solo conoscendo la realtà che si cela dietro il pezzo di pollo, la fetta di salame o la spezzatino di carne che molti di noi tutti i giorni mangiano.

Cronaca pomeridiana di Matteo Barattieri

Fiume? No: fiumi.
Il dialogo con Marzio Mian, autore di Tevere controcorrente, si muove ad ampio raggio sulla tematica corsi d’acqua e regioni fluviali. Mian segue da tempo i fiumi, come strade per conoscere mondi, paesi e genti. Tanto da muoversi lungo due fiumi, rispettivamente Tamigi e Missouri, per seguire due campagne elettorali. I fiumi italiani dimenticati: è uno dei motivi di fondo che caratterizzano il discorso di Mian. Non avviene così in Europa: l’Elba è rinato, lo stesso vale per il Tamigi. E sono corsi d’acqua vivi, e vicini al quotidiano delle persone. Il Tevere paga un abbandono che ormai non è solo cronaca ma storia di decenni. Non è solo un fiume inquinato per un tratto importante: è terra di nessuno in mano alla criminalità e l’abusivismo; è un luogo invisibile, nascosto da strade e cemento. Ma il Tevere è un fiume meraviglioso, ancora biondo anzi opalino nella parte lontana da Roma.
A difenderlo, anche alcuni volontari, tra i quali un norvegese trapiantatosi in Italia da tempo, che ha creato percorsi ciclabili ed è tuttora attivo. Cosa
fare? Il degrado è forte, gli interessi devianti molti. Qualcosa si sta muovendo, sottolinea Mian, si vuole creare un parco lungo l’asta del fiume capitolino. Ma la strada è ancora lunga, molto lunga.

Ghiaccio e ghiacciai
Acque, acque e ghiaccio. Enrico Camanni con Il Grande Libro del Ghiaccio ci porta nel vivo della storia del rapporto tra uomo e ghiaccio. Una storia lunga, fatta anche di contrasti con un elemento – il ghiaccio, appunto – che obbliga l’uomo ad adattamenti al limite. In parallelo, curioso destino, nascono gli sport del ghiaccio e della neve, e le discipline scientifiche che si occupano dei ghiacciai. Un percorso, quello della glaciologia, dall’inizio travagliato: le teorie di Agassiz sulle glaciazioni non trovarono subito il consenso spassionato della comunità scientifica. E studiando i ghiacciai si è arrivati dar vita a lavori di analisi dell’atmosfera del passato, per esempio con il francese Claude Lorius, antisegnano degli studio e dei carotaggi in Antardide. Fino ad arrivare a conferme sugli impatti sul clima dell’attività antropica. Discorsi molto attuali, ma solo da pochi anni entrati nell’immaginario dell’italiano medio.
Camanni e i suoi interlocutori – Lorena Ferrari ed Enrico Cambiaghi (esponente della sezione villasantese del CAI) – affrontano il tema montagna. Gli sport invernali hanno un impatto sempre più pesante: le prossime Olimpiadi Milano-Cortina stanno già “bruttando” ulteriormente l’area dolomitica. Occorre – e qualche cosa si sta già muovendo – dar vita ad una nuova modalità di organizzazione del turismo, meno rapace e più equilibrato. E lo stesso CAI si sta attivando in questo ambito: non più solo associazione con taglio alpinistico ma ente che diffonde una cultura della montagna più attenta e responsabile.

Nostalgistan. Nostalgia di cosa?
Una volta indipendenti, gli –stan, oggi gli stati dell’Asia Centrale, vivono una sorta di fascinazione per un passato composito così come lo è la loro memoria, che non ha del tutto perduto le connotazioni legate all’ex-URSS. Per Tino Mantarro, questi luoghi sono affascinanti. Il loro fascino: la ruggine, l’essere luoghi di serie B, l’essere luoghi lontani dall’approccio classico del turismo. Sparito il regime sovietico, arrivano altri regimi, parafeudali. Ma l’impronta sovietica rimane, ed è più che riconoscibile. Anche perché la modernità è arrivata proprio con la fu Unione Sovietica: un esempio, sono le ferrovie, funzionali ed utili anche per il viaggiatore. E il terremoto di Tashkent ha mosso una architettura, di taglio sovietico, rinnovata. E ci sono i mercati. E ci sono i paesaggi, dove la vastità è bellezza. Il russo è ancora la lingua franca. Il regime sovietico, con Stalin, spostò migliaia di persone: deportazioni di coreani ed estoni ad esempio. L’Islam qui è diverso rispetto a quello di altre aree del mondo. In generale, per impronta sovietica e per
tenere a bada eventuali estremismi, l’Islam degli stan – un Islam più intimo legato alle correnti mistiche come quella Sufi. Un islamismo più leggero, insomma. La presentazione di Mantarro è un invito al viaggio anzi ai viaggi con un approccio pronto a registrare la molteplicità dei luoghi.

Spettacolo e arrivederci
In chiusura del 4 giorno e del Festival il pubblico ha potuto apprezza la poliedricità dell’artista Matteo Curatella interprete dello spettacolo I Meravigliati di Antonio Catalano.
L’appuntamento, per tutti, è al settembre 2021!

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