“Purtroppo non può essere definita un fulmine a ciel sereno”, commenta così Rosanna Tremola della segreteria di Filctem Cgil Monza, la chiusura della Rossi Lorenzo & Figli annunciata dalla proprietà, cui segue la messa in vendita dello stabilimento di via della Vittoria.
La decisione della dismissione, che risale al mese di dicembre ma è rimasta fino ad ora sottotraccia, porta con sé l’apertura della procedura di licenziamento per i 18 dipendenti ancora in forza, alcuni dei quali avrebbero già trovato altre sistemazioni.
Nel frattempo, per garantire loro un primo salvagente di fronte alla perdita del lavoro, le organizzazioni sindacali – come sempre in questi casi – hanno presentato la richiesta di cassa integrazione speciale e sono in attesa della convocazione in Regione.
Specializzata nella produzione di tessuti di alta qualità per l’abbigliamento e l’arredamento, la Rossi Lorenzo era fornitrice di noti brand della moda e del mobile ma da anni combatteva una guerra dei prezzi.
“La chiusura – riprende Tremola – va letta nel contesto generale del settore tessile brianzolo e in particolare di quelle aziende della componentistica che non reggono concorrenza dell’industria asiatica. A ciò si è aggiunto anche il cambio di passo imposto dal digitale con l’utilizzo di nuovi macchinari, che ha ingigantito il problema. Nel caso della Rossi Lorenzo, già nel 2019 si era evidenziata una prima crisi con contrazione degli ordini e perdita di manodopera e capacità produttiva,un trend che evidentemente non si è invertito fino all’epilogo di questi giorni.”
La cessazione di una delle aziende storiche del paese segna non solo la perdita di una ulteriore attività produttiva ma anche la fine del settore tessile tradizionale e della sua storia industriale.
“Il caso della Rossi Lorenzo non è l’unico. Altre importanti aziende – conclude Tremola– hanno cessato l’attività pur potendo vantare produzioni di alto livello. I brand possono permettersi di aumentare i prezzi e creare un mercato del lusso che si rivolge solo ai più abbienti e allarga il divario con il consumatore medio; chi sta nel mezzo della filiera non può farlo. Le imprese rimaste hanno ancora potenzialità ma per il rilancio servirebbe una efficace politica industriale, che fino ad ora non è pervenuta.”







