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Altro giro, altro regalo

Cocuzzoli imbiancati a nord e freddo becco; anche troppo per un pomeriggio alle giostre.

Ma in paese è festa; dodici mesi fa non se ne fece nulla causa Covid e oggi, aggrappiamoci a green-pass e alle previsioni che inducono al bello, il week-end della Patronale avrà il sole in fronte e un sacco di voglie arretrate.

Alè, ragazzi, diamoci sotto, anche perché uno dei Marin, il giovane e scettico “Blu Marin” mi sfida: “Chiunque si presenti con il telefonino aperto sul tuo articolo sul “Punto”, giro gratis sull’autoscontro!

E’ scintillante il nuovissimo autoscontro dei Marin, sembra un parcheggio di supercar biposto, una più cattiva dell’altra, adagiate su una pista larga il doppio rispetto ai tempi miei.

Alvin Marin davanti al suo eccezionale parco macchine

Qui incontro Renzo Marin, il patriarca di questa famigliona di giostrai veneti che hanno adottato Villasanta come quartier generale di manovra. Renzo, classe ’52, è vero avrà il capello sale e pepe ma carisma giusto per governare l’azienda anche in acque molto basse. Com’è stato il terribile 2020, in cui praticamente non si è battuto chiodo, quindi i figli hanno dovuto riciclarsi alla svelta; chi negli autotrasporti, altri come addetti agli scaffali della Grande distribuzione, in attesa che la tempesta calasse.

Ed eccolo qui, a rappresentare con orgoglio un marchio di fabbrica che è alla sua terza generazione di giostrai ambulanti, ma proviene dalla preistoria dei circhi equestri, quindi, in fatto di salti mortali ha ben poco da imparare. Di Villasanta, si ritiene figlio adottivo. Ha studiato alle elementari col maestro Mosconi negli anni in cui era direttore il prof. Polito e i suoi vecchi, il Luna Park lo allestivano proprio lì sotto i finestroni della scuola “Fermi”.

Il passato è alle spalle, dev’essere stata dura ma nemmeno tanto per chi, con l’imprevisto, ci deve fare i conti da quando è nato. Con un giro di braccio mi mostra la dotazione di impianti e automezzi messi in campo per questa ottobrata e quando accenno al coraggio dell’investimento, sorride e  chiama tre dei suoi nove nipoti, che daranno energia alla quinta generazione dei Marin.

Il vasto sterrato a lato del “Gigante” ha già preso il suo assetto; rastrellato a dovere, non c’è una carta per terra; ultimi giri di vite per fissare cartelloni e collegamenti elettrici che alimenteranno, immagino, un fantastico tappeto musicale in una vertigine di luci stroboscopiche, amplificatori e cabine ancora chiuse nel loro mistero. L’ autoscontro è schierato in pista ma faccio un po’ fatica a mettere a fuoco tutto il resto.

Il Carlo…cecchino infallibile!

Vediamo:  il “Calcinculo” è sostituito da una mostruosa piovra oleodinamica che, presumo, spingerà in su e giù gli spericolati che si sporgono nel tentativo di acchiappare la coda di peluche (ma ci sarà ancora la coda di peluche?  Il sempiterno Nordhal riusciva ad azzannarla coi denti!), premio per un successivo giro gratis. Spariti anche i tiri al bersaglio, le pile di barattoli da abbattere con max tre pallottole a mano; le gabbie e il tirapugni dove i più muscolari, sentendosi osservati, la facevano fuori dal vaso fino a lussarsi le spalle.

E i pesciolini? Che fine hanno fatto i pesciolini rossi che ho cercato invano.  Certo, ci sarebbe voluto ancora e sempre l’Enzo, per collocare quella volatile pallina da ping-pong nella strettissima anforetta di vetro in cui guizzava il pesciolino. Lui, dico l’Enzo, era già lungo di suo ma davanti a quella sfida superava se stesso: si sporgeva dalla balaustra e il suo braccio arrivava a lambire l’orlo dell’anforetta, la pallina leggera fra le sue dita e “ciuff” planava in acqua per la vittoria.

L’emozione di tornare a casa con la bustina di cellofan col pesciolino che sembrava più felice di te perché di lì a poco si sarebbe trovato a nuotare tutto solo, in un bel vaso di vetro, certamente più accogliente di uno striminzito bicchiere da luna park.

In compenso ci sono un sacco di stand nuovi di pacca, dall’aspetto decisamente futuribile di cui, soprattutto, mi sfugge la fonte del divertimento. Sembrano “Transformers” in attesa di esplodere in terrificanti mutazioni; missili intergalattici in base di lancio; totem verticali irrorati di led, variopinti in improbabili cromie. Beh, chiaro, si tratta di un Luna Park da anni Venti; i “Baracconi” degli anni 60? Lasciamo perdere, non lo chiedo nemmeno a Renzo Marin.

Altrove, in paese,  il programma della Festa è piuttosto nutrito: Caccia al Tesoro in centro, sabato pomeriggio e rimessa in opera dei pannelli artistici di Carlo Adelio Galimberti, rivisitati con tecniche digitali,  ricollocati laddove erano stati apprezzati per anni, sul lato sinistro di via Confalonieri, direzione chiesa.

La domenica pomeriggio, nel cortile di Villa Camperio la cerimonia di centro. Attorno alle ore 16, poco prima del concerto del Corpo musicale, il Sindaco Ornago conferirà le benemerenze cittadine a Martina Maggio, giovanissima ginnasta della Robur et Virtus reduce dalla splendida performance alle Olimpiadi di Tokio ed al Luogotenente dei Carabinieri Luca Carboni, che lascia dopo 22 anni il Comando del nucleo di Villasanta per trasferirsi ad Arcore: insomma a un tiro di voce.

A questo punto una bella fetta di torta “Mica e lacc” (o Paesana, se preferite) potrebbe anche starci. Ma, attenzione agli ingredienti e anche ai dettagli, per favore, prima di mettersi all’opera. E’ un dolce semplice, se proprio vogliamo infierire tutt’altro che raffinato ma, insomma, più c’è di nostrano  più il gusto ci guadagna. Se poi vi potete permettere di poterla cuocere ancora in quelle tortiere di terracotta della, nonna beh allora siamo al top…mettete in forno subito. E’ una torta che va assaggiata a freddo…dulcis in fundo.

Foto pesce rosso di MART PRODUCTION da Pexels

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