personaggio

Per Elio

Devo spiegare perché oggi sono qui in chiesa ad Arcore con un foglio in mano.

Molti anni fa, credo fosse il 1978, in una pausa di un consiglio comunale di Villasanta (Elio ed io eravamo consiglieri comunali da tre anni) non ricordo bene chi di noi due l’avesse proposto, decidemmo che il primo di noi due che fosse morto avrebbe avuto un elogio funebre da parte dell’altro, un elogio non rituale e banale, ma una cosa seria, critica, circostanziata sui pregi e i difetti dell’altro. Allora Elio aveva 31 anni, io 33. Avevamo davanti ancora un lungo tratto di vita da percorrere e tutta una storia da scrivere, ma quell’impegno ce lo ricordavamo quasi tutte le volte che ci si vedeva, anche anni e anni dopo.

Oggi mantengo la promessa come sono sicuro l’avrebbe mantenuta lui se i ruoli fossero rovesciati.

Di Elio Cazzaniga, conosciuto nel 1973, dopo l’uccisione di Allende in Cile e la mia tormentata iscrizione al Partito, ho subito apprezzato la serietà, la semplicità, la franchezza con cui affrontava i casi della vita, i problemi sociali, le decisioni politiche. Non si perdeva in discorsi fumosi ed arzigogolati ma affrontava la realtà con pragmatismo e grande attenzione al parere degli altri. Ogni tanto, ma devo dire molto raramente perché era parco di parole e di complimenti, dopo qualche mio intervento in consiglio comunale, a bassa voce, mi diceva “Bravo Peppo”.

Beh, questo era il momento più bello, più emozionante, più appagante di un impegno politico spesso stressante e deludente, visto che eravamo all’opposizione e chi sta all’opposizione perdeva, perde e perderà quasi sempre. Al di là dell’impegno politico Elio è stato un gran lavoratore in fabbrica ed anche questo aspetto mi affascinava molto. In una fabbrica io non ero mai entrato, né lavorato, mitizzavo chi ci passava gran parte della giornata, ascoltavo come fossero un poema omerico le storie di qualche anziano compagno che aveva fatto i turni negli anni Cinquanta alla Marelli di Sesto, la Stalingrado d’Italia. Mentre io passavo il tempo in mezzo ai libri Elio stava sul tornio, si specializzava, acquisiva autorevolezza presso i compagni di lavoro. Mi hanno raccontato che a casa si dava da fare nei campi interpretando così quell’etica del lavoro che caratterizza l’essere umano brianzolo e che notavo nei miei zii materni che lavoravano tutto il giorno senza un attimo di sosta.

Chi, a Villasanta, non ricorda Elio alla brasera del festival dell’Unità? Per lunghi anni era lui a far funzionare quel semplice ingranaggio di ferro con sotto la carbonella incandescente e sopra le salamelle e le costine a rosolare. Cominciava nel tardo pomeriggio da solo o con qualche aiutante lì ad imparare, perché non è facile cuocere una salamella come dio comanda e non bruciacchiare una costina. Andavo a salutarlo velocemente e poi sparivo dalla circolazione. A tarda sera, stanchissimo credo, con la faccia annerita dal fuoco e dal fumo, se ne andava a casa. Questo per quindici giorni, ai bei tempi della festa, quando anche qualche democristiano scendeva a ridosso del muro del parco a cenare o a partecipare a un dibattito. Lo faceva per il Partito, per la sezione del partito intitolata a un caduto nella guerra civile spagnola, e anche perché un po’ gli piaceva. Elio infatti non è mai stato uno che dice sempre di sì, un soldatino, né un carrierista: aveva idee precise su come migliorare il mondo e diceva sempre la sua, nonostante il centralismo democratico e altre rigidità.

E poi ci univa la Juventus. Un amore totale, dalla nascita, senza cedimenti, mai, rischiando di essere spesso faziosi o poco credibili. Ne parlavamo tutte le volte che ci vedevamo, in particolare al corteo del 25 aprile da piazza della Chiesa a piazza del comune o, negli ultimi tempi, tra una lezione e l’altra dell’università degli amici di Arcore. Nel 1985 gli chiesi come giudicava Jan Rush, un giocatore del Liverpool che la Juve aveva acquistato per una cifra altissima e che non stava dando un gran che alla nostra squadra. “Rush? L’è un asnon” cioè un grande asino. Elio per anni andò a Torino una domenica sì e una no a vedere la Juve con quelli di Arcore. Io ho visto L’Allianz Stadium un anno fa, vuoto, nel corso di una visita guidata e, seguendo al galoppo una guida scalmanata, ho pensato a lui.

Il raffinato poeta romano Orazio alla fine di un suo libro di poesie, tentando il bilancio del suo lavoro letterario scrive ”Non omnis moriar”, non morirò completamente, non morirò del tutto. Sarò ricordato per quello che ho scritto. Orazio ha ragione, è letto, tradotto, commentato a 2000 anni dalla morte.

Non omnis moriar vale anche per Elio Cazzaniga: è stato una brava persona, un buon cittadino, un lavoratore esemplare. Lucia, Michele,i parenti, gli amici, ma anch’io che l’ho conosciuto e stimato lo terremo vivo fino alla fine.

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