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25 aprile: il Punto intervista Carlo Smuraglia, Presidente onorario dell’ANPI

In occasione del 25 Aprile, della festa di quella Liberazione che compie 75 anni, abbiamo intervistato Carlo Smuraglia, presidente emerito dell’ANPI nazionale, ma anche partigiano, politico, avvocato e docente. Lo raggiungiamo telefonicamente, nella sua casa di Milano, città fra le più colpite dal virus, per parlare di quello che sarà un Anniversario diverso dal solito.

Come colloca questo 25 Aprile nel contesto attuale di sofferenza collettiva in cui ci troviamo? 

Questo è un anno particolare. Il 25 aprile è festa nazionale, la festa di tutti, che normalmente è accompagnata da cortei manifestazioni e concerti. Questa volta sarà tutto più difficile; anzitutto perché siamo chiusi in casa, in secondo luogo perché non possiamo ignorare la realtà del dolore che proviamo per coloro che muoiono. Abbiamo quindi il compito, non facile, di celebrare questa festa che ci ricorda la Resistenza, che ci ha dato la libertà, non dimenticandoci al tempo stesso di coloro che soffrono. Ciò che mi colpisce molto, in positivo, è il fatto che ci sia volontariato: medici in pensione che tornano negli ospedali, medici che vengono da altri paesi; torna in auge il termine, e con esso il concetto, di solidarietà. È scandaloso, invece, che ci sia ancora qualcuno che cerca di fare provocazioni. Questa è una festa che riguarda tutti, tutto il Paese; un paese che dimentica la propria storia non è più civile.

Si può dire che ci siano analogie/punti di contatto fra la guerra che è stata combattuta un tempo e ciò che accade oggi?

Chi conosce e ricorda la storia, sa che situazioni cosi sono brodo di cultura per chiunque voglia sovvertire il sistema democratico. Per questo, la storia bisogna conoscerla. Come ha affermato uno storico la storia non si ripete mai uguale, bensì può ripetersi in forme diverse, e noi dobbiamo farci “vaccinare” dalla storia, raccogliendo ogni sintomo che ci si presenta per mettere in atto i giusti antidoti. Da questo punto di vista, credo che l’autunno sarà pericoloso, e avremo bisogno di più socialità, più democrazia, più solidarietà per riprenderci. Questa parola, solidarietà, scritta nell’art. 2 della Costituzione, è importantissima. È la solidarietà che ci sta unendo. Dobbiamo combattere l’odio, come abbiamo fatto alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando ci siamo trovati con paese distrutto, tutto da ricostruire. A quel punto, abbiamo pensato che c’era un problema antico da risolvere, quello del voto alle donne; e questo è stato solo il primo segno di un paese che aveva voglia di rinascere come democrazia. Poi, con il voto per una Costituzione avanzata e democratica abbiamo riconquistato la libertà, recuperando al tempo stesso un paese che era ridotto allo stremo. Il 25 aprile è come il “fiore” del partigiano, è un segnale di speranza, di chi sa che ci sono problemi gravi, che c’è tanto dolore in giro, ma anche che abbiamo le qualità per riuscire a superarlo, evitando soprattutto quella politica che non fa politica ma genera contrasti. 

A tal proposito, come sta la nostra Costituzione dopo 70 anni?

Di principi sta benissimo. I costituenti l’hanno scritta pensando al futuro e nessuno di essi potrebbe essere messo in discussione. Quello che talvolta non funziona, sta negli ordini che dà ai governi affinché rendano effettivi quei diritti. Le faccio un esempio: l’art. 3 parla di uguaglianza come elemento fondamentale della convivenza e poi, subito dopo, dice che la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli alla sua realizzazione. Il passaggio critico sta nel concretare in provvedimenti del Governo, del Parlamento, la realizzazione dei diritti che la nostra Costituzione enuncia. Penso che se si seguisse punto per punto quello che prevede il testo costituzionale, si raggiungerebbe uno Stato di pace. 

In tema di diritti, l’attuale situazione di pandemia e la conseguente chiusura di quasi la totalità delle attività ha fatto riemergere le disuguaglianze e accentuato la questione del lavoro precario e del lavoro in nero. Così come in seguito ad una guerra, anche in questo caso bisognerà pensare al “dopo”, a cosa si potrebbe o dovrebbe cambiare. Lei cosa ne pensa? 

Penso che basterebbe dare attuazione alle indicazioni della Costituzione. Come le dicevo prima, all’enunciazione di un principio fa seguito un impegno che la Repubblica si assume per fare in modo che sia reso effettivo. Così accade per l’art. 4 sul diritto al lavoro e per l’art. 9 (“la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione). Il lavoro non nasce dal nulla; nasce dalle imprese, dallo sviluppo. Dovremmo avviare un progetto di lavori pubblici per mettere in sicurezza il territorio, fronteggiare le grandi piogge, i terremoti, le esondazioni, il crollo dei beni culturali. Cogliamo l’occasione per mettere in sicurezza tutto questo, dando lavoro a coloro che oggi siamo costretti a mantenere in vita con la cassa integrazione. Ancora, è necessario creare un sistema in cui, rispettando la Costituzione, diamo attuazione ai diritti che contiene. Per farlo, non bisogna pensare ai sussidi; va attuato un grande piano di sviluppo e attività, promuovendo contestualmente la ripresa del Paese.

Nel 1944 si è arruolato volontariamente come partigiano nel Gruppo di combattimento dell’VIII Armata Britannica. All’epoca aveva 20 anni. Per cosa crede che dovrebbero lottare i giovani di oggi?

Quando mi sono trovato al bivio, di fronte alla richiesta di arruolamento nell’esercito della Repubblica Sociale, non ho avuto alcuna esitazione. Per un giovane la scelta della libertà è la prima scelta da fare. In secondo luogo, un giovane non deve pensare che ci sia un destino che incombe su di noi lasciandoci senza scelta; deve decidere di prenderlo in mano, quel destino. Al tempo abbiamo fatto una scommessa contro il destino. Io credo che per un giovane nulla sia impossibile, purché scelga la via che più gli è consona, quella della libertà e dell’uguaglianza. 

Con queste parole, io e il Professore ci salutiamo, sapendo che il 25 aprile entrambi prenderemo parte allo stesso evento. Per quest’anno non ci saranno cortei e manifestazioni, ma ANPI ha ideato un flashmob a cui tutti parteciperemo affacciandoci alla finestra, con il tricolore in mano, e canteremo Bella ciao. Un canto di libertà. 

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