La Speranza

Racconti dalla “Speranza”

Il Centro Socio-Educativo (Cse) dell’Associazione Amici della Speranza è un servizio educativo diurno che si rivolge a persone con una disabilità psico-fisico-intellettiva di grado medio, che non necessitano di assistenza sanitaria. Gli interventi sono rivolti allo sviluppo dell’autonomia personale, alla socializzazione e al mantenimento del livello culturale. Normalmente questi interventi si attuano nel centro socio educativo di via D’Azeglio a Villasanta, e sono integrate con gite fuori porta, soggiorni balneari in centri estivi.

Il Coronavirus ha bloccato e sospeso tutte le attività ma non le esigenze delle persone che trovano nel centro, insieme alle loro famiglie, un punto di riferimento. I bisogni permangono e un’interruzione drastica rischierebbe di compromettere il raggiungimento degli obiettivi del centro e i progressi fatti. Come ha reagito l’Associazione? Quali accorgimenti sono stati messi in pista per sostenere un precario equilibrio fra garanzie di sicurezza sanitaria e continuità dell’azione educativa? Ce lo raccontano il Presidente Guido Battistini e la coordinatrice degli educatori Claudia Plebani.

Come ha vissuto il Cse questo blocco forzato?

Guido Battistini: dall’ultima settimana di febbraio fino al 13 marzo ci siamo trovati in una sorta di terra di nessuno. Il nostro centro, e con noi tutti questi tipi di centri, non hanno trovato spazio nei primi decreti. Il termine educativo sembrava assimilarli alle scuole e quindi all’applicazione delle disposizioni di chiusura. In reatà non è proprio così: la loro chiusura poteva configurare un interruzione del servizio con tutto ciò che questo comporta in termini di riconoscimenti e coperture finanziare da parte dei Comuni di appartenenza dei ragazzi: Monza e Villasanta. Abbiamo di fatto ridotto gli orari e le attività, anche perché molte famiglie – da noi debitamente informate in una fase in cui mascherine e dispositivi di protezione erano introvabili – hanno deciso di “tenere a casa” i ragazzi. Poi finalmente il 13 marzo abbiamo chiuso sulla base dell’ordinanza del sindaco di Villasanta. Chiusura sancita anche dall’art 47 del decreto Cura Italia del 17 marzo.

Ma questo ha voluto dire abbandonare al loro destino i ragazzi?

No assolutamente. Nello stesso decreto, all’articolo 48, si prevede la possibilità di continuare le attività dei centri assistenziali e di quelli socio-educativi come il nostro con modalità diverse, rimodulandole. Di nostra iniziativa abbiamo presentato ai Comuni un progetto che consentisse di mantenere – seppur a distanza – il rapporto con gli utenti, costruito su base individuale.Questo consente di impiegare i medesimi operatori utilizzando i fondi e le condizioni assicurative a loro destinati.

In cosa consiste esattamente questo progetto di assistenza a distanza? Ci descrivete una giornata tipo?

Claudia Plebani: l’obiettivo è quello di mantenere un contatto quotidiano. Ogni giorno – teoricamente dal lunedì al venerdì, in realtà anche il sabato e la domenica – chiamiamo, a un’ora concordata con la famiglia, tutti i “ragazzi”, la cui età varia da 19 ai 56 anni…. Può essere la semplice telefonata o la videochiamata che consente anche un coinvolgimento visivo e di più persone.
A ognuno di loro assegniamo degli incarichi educativi personalizzati, da realizzare autonomamente e, quando possibile, con il coinvolgimento delle famiglie. I contatti giornalieri ci consentono poi di verificare se e come vengono svolti questi incarichi e lo stato dei lavori fatti.
Ogni settimana organizziamo un contest su un tema specifico che poi pubblichiamo sulle nostre pagine Facebook o Instagram. Grande successo ha avuto l’iniziativa delle Ricette on line realizzate dai ragazzi a casa e poi pubblicate sui social. Potete farvi un’idea andando sulla nostra pagina www.facebook.com/amicidellasperanza .

Quanti sono gli operatori che seguono il progetto e come hanno reagito le famiglie?

Claudia Plebani: in totale sono 4 le persone che continuano così la loro attività lavorativa, seppur con modalità differenti. Devo dire che la reazione delle famiglie è stata entusiasmante: non solo hanno reagito positivamente ma si sono fatte coinvolgere pienamente. E’ stato ed è davvero molto bello!

Immagino che a Villasanta le persone con bisogni speciali siano di più di quelle che voi assistite. E’ stato applicato un protocollo analogo?

Guido Battistini: sicuramente ci sono bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo che hanno le stesse necessità. Ci auguriamo che, a parte gli interventi diretti del Provveditorato, vengano attivati al più presto progetti analoghi dalle associazioni/cooperative che si occupano normalmente del supporto integrativo. Supporto tanto più necessario per le attività didattiche a distanza che si stanno confrontando con dotazioni e competenze tecnologiche disomogenee.

Fase 2, ci siamo arrivati con tutte le incognite e le paure ma anche la voglia di svoltare. Chi meglio di voi può darci qualche segnale di “Speranza”

Guido Battistini: utilizzeremo tutti gli “spazi normativi” a nostra disposizione. In particolare attendiamo dalla Regione indicazioni operative così come previsto dall’art. 8 del DPCM del 26 aprile**, per verificare cosa possiamo effettivamente fare dopo il 4 maggio. Dal punto di vista della sicurezza sanitaria ci stiamo preparando, acquistando mascherine e altri dispositivi di protezione, oltre che pianificare gli interventi di sanificazione delle strutture.

**Art. 8 Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità, Le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semiresidenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, sociooccupazionale, sanitario e socio-sanitario vengono riattivate secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.

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