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L’Atlante delle Donne al Festival del Geografie

Merita davvero uno spazio ad hoc la presentazione della prima edizione italiana de L’Atlante delle donne di Joan Seager, geografa, docente universitaria e femminista. Il libro, edito da Add, è stato portato all’attenzione dei partecipanti nelle terza giornata del Festival, in uno degli eventi più affollati dell’intera manifestazione.

E’ la traduttrice, Florencia Di Stefano – Abichain, voce di Radio Popolare, content creator, cantante e femminista ad accompagnare il pubblico fra i contenuti di un libro che è un potente, indispensabile strumento per chi voglia avere un ricognizione aggiornata su tutti gli aspetti della vita delle donne nel mondo. L’utilizzo di circa 200 colorate infografiche consente una lettura agevole e stimolante dei numeri e delle statistiche che testimoniano, ma spesso denunciano, le condizioni e la fatica delle “stare al mondo” delle donne, le discriminazioni non ancora superate o, peggio, di ritorno.

E finalmente risentiamo pronunciare la parola femminismo senza timidezze o timori: lo fa chiaramente l’autrice nell’introduzione del libro, lo fa la traduttrice, lo fanno le insegnanti che hanno affiancato Florencia stimolando il dibattito: Marta Gatti e Anna Melzi.
E di femminismo sembra esserci un gran bisogno quando banali esigenze quotidiane – come fare pipì.. – non sono ancora risolte con la stessa attenzione per uomini e donne. E se noi bianche occidentali notiamo, facendo la fila all’autogrill, il numero insufficiente di bagni per le donne (ebbene si le donne hanno una fisiologia diversa che richiede tempi diversi…) e il fasciatoio dei bimbi sempre posizionato nei bagni delle donne (perché gli uomini non sono in grado di di cambiare un panno domanda Florencia?), in altri luoghi della terra l’assenza totale di bagni impedisce, per esempio, alle bambine e alle ragazze di andare a scuola (come gestire le mestruazioni?) o genera condizioni sanitarie letali.

“Il femminismo di cui parlo – precisa la traduttrice – è quello intersezionale” quello che descrive la sovrapposizione di diverse identità sociali con le relative possibili particolari discriminazioni, oppressioni, o dominazioni. Una donna, nera, lesbica e povera e vive una condizione di discriminazione diversa da una donna bianca, etero che abita nel centro di Milano.

Questa sovrapposizione di discriminazioni emerge quando Anna Melzi sorprende il pubblico con una domanda: chi è stato il primo Paese al mondo ad eleggere un governo a maggioranza femminile? Dal pubblico sale l’ovvia risposta: i paesi del Nord Europa. Eh no è stato il Ruanda! Ecco lo slittamento dei pregiudizi che ci fa escludere e non vedere l’evoluzione e il protagonismo delle donne in Africa.
Certo le differenze permangono: è stata l’Islanda il primo paese a rendere illegale il divario retributivo fra donne e e uomini ed è in Sudafrica che il 40% delle donne subirà una qualche forma di violenza durante la propria vita.

Interessante lo smascheramento del paese che consideriamo il più forte, più innovativo, più libero del mondo: gli Stati Uniti. Qui le donne non hanno congedi di maternità pagati, qui riprende quota la negazione dei diritti riproduttivi e dell’aborto (Alabama), qui abbiamo la più alta percentuale di morte per parto, qui nel 2020 – nel regno delle big tech – le donne laureate in informatica sono di meno rispetto agli anni ’80.

E infine, perché così tanta importanza e attenzione viene attribuita alla bellezza (ovvero al suo stereotipo) delle donne? Risponde con una fulminante battuta Florencia: “sappiate che i trade marks (marchi commerciali n.d.r.), di Miss Mondo e Miss Universo sono di proprietà di…Donald Trump!

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