ANPI, associazioni

“Una ferita ancora aperta”

Egr. Sindaco, sig. Luca Ornago, spett. Amministrazione di Villasanta

Il ruolo dell’ANPI è anche quello della conservazione e dell’attiva promozione della memoria di tutti coloro che si sono battuti e sono caduti nella lotta contro il regime fascista e l’occupazione nazista. La memoria non è fatta solo del doveroso ricordo, dell’amore e dell’onore che dobbiamo a chi ha combattuto per darci un mondo libero: la memoria, in presenza di una crisi politica che lascia le persone sole di fronte al disagio e all’orrore, deve essere strumento di lotta, in particolare contro il razzismo dilagante.
Il veleno del razzismo continua a insinuarsi nelle fratture della società e in quelle tra i popoli: crea barriere e allarga le divisioni. Compito di ogni civiltà è evitare che si rigeneri: le libertà, la pari dignità, il rispetto per l’altro, la cooperazione, l’integrazione e la coesione sociale sono le migliori garanzie di un domani di armonia e progresso. Ogni teoria di razza superiore, o di razza accompagnata da aggettivo diverso da umana, non deve più avere cittadinanza: ciò che è accaduto rappresenta un monito perenne e segna un limite di disumanità che mai più dovrà essere varcato. Per questo è gravissimo e inaccettabile che un Ministro della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, faccia suo lo stile propagandistico di Mussolini, un criminale, guerrafondaio, massacratore della libertà e dei più deboli. Il sentiero su cui importanti rappresentanti del governo hanno avviato il loro “operato” si scontra sempre di più col dettato di democrazia e civiltà della Costituzione.
Nessuno più di noi può riconoscere l’impegno di questa Amministrazione a sostegno dell’antifascismo: la dichiarazione di netta dissociazione di inserire due repubblichini sulla Lapide in p.za Martiri della Libertà, la valorizzazione della Resistenza, l’intitolazione di luoghi pubblici ad un Partigiano combattente, divenuto Sindaco della Liberazione, e ad una Staffetta partigiana, il sostegno per la raccolta delle firme “mai più fascismi”, la presenza puntuale alle due staffette della memoria per la ricorrenza delle stragi impunite e alla consegna delle tessere ANPI Ad Honorem, l’impegno per la celebrazione del Giorno della Memoria. Ma indubbiamente quello che l’ha caratterizzato sono le misure adottate per impedire lo svolgimento di manifestazioni anticostituzionali e antidemocratiche sul nostro territorio.
 Non possiamo che reiterare il nostro elogio, lo facciamo anche in nome dei nostri iscritti, immune da ogni retorica.
La conservazione della memoria di un periodo così ampio e attraversato da una moltitudine di figure di diverso credo politico e religioso non può certamente ignorare pagine oscure da illuminare (vedi le Foibe…) o cedimenti da sottolineare e sarebbe un cattivo servizio alla verità storica, prima di tutto da parte della nostra Associazione, se lo negassimo. Pure non si può nascondere un insopportabile disagio quando su queste imperfezioni si scatena una rabbia demolitoria, come una valanga di fango e detriti, alimentata da una storiografia fatta di aneddoti poco edificanti, trame da svelare, verità clamorose da gridare, quasi che addentrarsi nel cuore della lotta partigiana sia come calarsi con godimento in un pozzo inesauribile di scandali e inconfessabili misteri. Tutto questo ha dato adito e legittimazione a manifestazioni nostalgiche, per non dire degli oltraggi ai luoghi dove sono ricordati il sacrificio di giovani partigiani caduti, la deportazione nei lager nazisti, le stragi di civili.
Ecco che il ruolo delle Istituzioni diventa importante e fondamentale quando l’operato è all’insegna dei valori democratici e antifascisti sanciti dalla Costituzione Italiana: perché la presenza in tal senso delle Istituzioni è garanzia contro ogni tentativo, manifesto o subdolo, di cambiare la Storia, di equiparare carnefici e vittime, di porre sullo stesso piano chi ha combattuto per la Repubblica di Salò agli ordini dell’esercito nazista e chi invece ha contribuito a liberare il Paese dicendo in tanti modi “NO” ( come il “NO” del 18enne militare Luigi Rossi che ci ha lasciato da poco) dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista.
Una Istituzione deve essere in grado di differenziare tra la pietà e il perdono privato che ciascuna vittima può concedere ai propri carnefici dalla riabilitazione pubblica e civile di persone comunque colpevoli. E di conseguenza nessuna Istituzione dello Stato repubblicano ha il diritto di chiedere alla cittadinanza di onorare chi è stato riconosciuto colpevole dalla Storia. La pubblica riabilitazione potrebbe avvenire solo a seguito di una revisione storica dell’intero periodo: ma non ci sembra che questo sia avvenuto. Quindi alterare un elenco delle vittime di guerra è un’operazione che nessuno ha il diritto di imporre.
Ci stiamo naturalmente riferendo a quell’Albo d’Onore dei caduti in guerra nel cui elenco compaiono anche i nomi di Osvaldo Marzagalli e Pietro Erba: due esponenti del “Corpo ausiliario delle squadre d’azione di Camicie Nere” diretta emanazione del partito fascista che godevano di grande autonomia decisionale ed operativa nella Repubblica sociale italiana costituita dopo l’8 settembre 43, conosciute come “Brigate Nere” e che furono, non solo complici, ma anche parte attiva nella repressione dei partigiani, nei rastrellamenti e la deportazione nei lager di ebrei, nell’arresto degli antifascisti perché venissero condotti in qualche “Villa Triste” per indicibili torture. Ora se vero quanto detto prima a proposito della revisione storica, della pietà e del perdono, e considerato che furono sorpresi e arrestati dai partigiani qualche giorno dopo il 25 aprile ancora in divisa di “brigatista nero”, non capiamo per quali ragioni debbano esistere nell’elenco sotto la dizione “Albo d’Onore”.
Un’ultima considerazione che riguarda l’atteggiamento mostrato dalla Sezione dell’ANPI di Villasanta in questi anni: infatti non solo abbiamo garantito la presenza alle varie Celebrazioni svolte in p.za Martiri della Libertà ma abbiamo contribuito, con elevata responsabilità, ad organizzare la Celebrazione della Festa della Liberazione ogni 25 aprile: una Festa il cui significato è quello di aver dato a tutti, “per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro”, la certezza di poter vivere in Pace e in Libertà. Ne converrete che avremmo avuto ogni ragione per rifiutare di commemorare le vittime della barbarie nazifascista sotto una Lapide manomessa. Così non è stato.
Così come non avendo mai pensato di possedere il privilegio su quanto andiamo affermando (sarebbe stato un atto di presunzione), abbiamo svolto ben due sondaggi sui nomi di cui sopra: il primo fra i nostri iscritti e un altro pubblico. E anche se la partecipazione avrebbe potuto essere più alta se avessimo trovato la collaborazione attiva anche di altri soggetti, in particolare di chi per anni ha legittimamente manifestato nel corso di ogni 25 aprile la contrarietà a quell’elenco, e di questo siamo ovviamente dispiaciuti, pur tuttavia il risultato ci ha confortato. A questo punto, noi pensiamo di aver compiuto il nostro dovere e quanto nelle nostre possibilità.
Crediamo che questa Amministrazione dovrebbe tenere conto, in un qualche modo, di questa novità e che la sensibilità dimostrata in altre occasioni avesse questa volta un sussulto forte, deciso e prendesse seriamente in considerazione l’atto risolutivo per ripristinare quella verità storica che rimedierebbe l’oltraggio verso le vittime del nazifascismo.
Solo così quella ferita sarebbe rimarginata: perché in p.za Martiri della Libertà non c’è posto per chi è stato portatore dell’ideologia nazifascista. In alcun modo.
Vi ringraziamo dell’attenzione e vi porgiamo fraterni saluti.
Il Comitato Direttivo
Presidente, Fulvio Franchini

 

One Comment

  1. le scritte sono illeggibili, problema risolto

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