personaggio

Detto tra noi, il ritratto di una comunità

Vorrei che chi lo sfoglierà, magari fra un po’ di tempo, possa considerarlo quasi un album di famiglia e sentirsi parte di qualcosa di vivo.”

A dirlo così, con la forza della sintesi, è Sonia Batani, fotografa professionista, titolare dell’Officina delle foto di via Confalonieri e ora anche autrice di Detto tra noi, un libro che raccoglie i ritratti fotografici di molti dei nostri concittadinialcuni impegnati nelle associazioni, altri nella vita civica, altri ancora semplicemente se stessi – frutto di 5 anni di lavoro e 200 copie di tiratura, presentato nei giorni in Villa Camperio.

Sonia Batani

Arcorese di nascita ma ormai villasantese di adozione a pieno titolo, Sonia Batani ha accettato di raccontare al Punto il percorso creativo compiuto, dai primi scatti all’idea del volume.

Sonia Batani, una fotografa professionista con uno studio in un piccolo paese. Qual è stato il suo percorso professionale?

All’inizio, quella per la fotografia è stata solo una passione. Infatti ho una laurea in Lingue e letterature straniere presa alla Statale di Milano. Abitavo ancora ad Arcore ma venivo a studiare nella biblioteca di Villasanta perché era più tranquilla e, prima di entrare o prima di uscire, lasciavo a Obiettivo Foto, che era proprio di fronte, i miei rullini da sviluppare. Finchè, da cliente, sono diventata una collaboratrice e ho finito per lavorare lì dal 1997 fino al 2016, quando ho poi aperto l’Officina della foto.

Officina delle foto che, come sembra suggerire la denominazione, è un luogo dove si “lavorano” le immagini. Come le è venuta l’idea dei ritratti?

Esatto, in generale io realizzo tutti i generi fotografici, comprese le fototessere, i servizi matrimoniali e quelli su ordinazione ma ho una predilezione per il ritratto. Lo spunto, la prima idea mi è venuta durante il distanziamento imposto dal Covid: avvertivo un senso generale di solitudine ma poi scendevo in strada e riconoscevo comunque le persone anche dietro la mascherina e lì non mi sentivo sola. A Villasanta non ci si sente soli. Ho deciso così di realizzare alcuni ritratti, non avevo un obiettivo definito ma seguivo un’esigenza. Il senso è venuto in seguito e mi ha imposto un cambiamento fondamentale: i primi 3 ritratti li avevo fatti in bianco e nero pensando alla sua essenzialità; ma poi mi sono ricreduta: solo il colore poteva raccontare la ricchezza delle storie di ognuna delle persone che ho fotografato.

Come ha scelto i suoi personaggi e come è arrivata alla prima mostra in Villa Camperio?

Sono partita dalle amicizie, dalle persone che conosco e di cui – l’ho capito mentre lavoravo – volevo raccontare la storia personale, umana. È stata una prima sessione di scatti, dall’autunno del 2020 all’estate del 2021, quando mi sono trovata con 42 ritratti, alcuni dei quali non erano più il frutto di una mia scelta diretta ma di segnalazioni: “fotografa lui, fotografa lei” mi suggerivano e io li incontravo, ascoltavo le loro storie e scattavo. A quel punto, ho pensato di aver prodotto abbastanza materiale e che valesse la pena di presentarlo: l’ho fatto con la mostra del 2022 in Villa Camperio. Qualcuno si è risentito di non esserci, qualcun’altro mi ha detto: “Stai tessendo la trama di un paese.”

E quindi, dopo la mostra lei ha continuato a fotografare questo essere “noi”?

Sì, il lavoro è continuato e quando sono arrivata a 85 ritratti ho pensato che potessero essere raccolti tutti in volume. Non c’è stato uno stacco fra il prima e il dopo ma un percorso continuo e infatti ho mantenuto lo stesso titolo Detto tra noi. Il libro. Nel volume, a ogni ritratto è dedicata una pagina per dare il giusto tempo alla lettura dell’immagine e alla sua interpretazione, sono fotografie da guardare secondo il principio dello slow looking; non è un libro biografico ma un’opera che dà spazio e importanza a ogni foto. Penso anche che chi c’è non rappresenti solo se stesso e che in ogni volto ci sia un riflesso della comunità.

Complessivamente, che ritratto ne esce di Villasanta?

Ne esce l’immagine poliedrica di una comunità che costruisce la sua ragnatela; ci sono vari strati di lettura delle immagini: il semplice riconoscimento, un approfondimento della conoscenza grazie a quel che la fotografia ha colto di ognuno ma anche una lettura generazionale, un riconoscersi per fasce di età. Io credo che il libro sia inclusivo perché ritrae un tessuto sociale. Questo era il mio obiettivo e con la pubblicazione il percorso si chiude: non ci sarà un seguito.”

Detto tra noi. Il libro di Sonia Batani si può acquistare all’Officina delle foto, in edicola e alla Libreria Pagina 59.

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