È scritto con la poesia delle cose semplici e vere ma il suo autore è, in realtà, un pittore raffinato, protagonista della stagione fondativa del Circolo Amici dell’Arte e riconosciuto in decine e decine di concorsi nazionali.
Già il titolo, Un uomo un secolo, definisce la lunga vita e il percorso artistico di Franco Nannini, che – arrivato alla soglia dei 90 anni – sente il bisogno di mettere su carta i suoi ricordi e tramandarli alla famiglia e ai nipoti soprattutto, agli amici, a tutti quelli che vorranno leggerlo.

Ne nasce una autobiografia-diario che la nipote, Eleonora Conti, aiuta poi a pubblicare in un agile volumetto, acquistabile su Amazon, presentato l’altra sera al Circolo Amici dell’Arte.
“Sono Franco Nannini, nato a Montecorone di Zocca (MO) il 23-02-1936 dai genitori Costante Nannini e Angelica Castagna, Ora ho 89 anni e voglio raccontare a mia nipote Eleonora alcuni passaggi della mia vita.”

Con questo incipit, Nannini ci porta subito con sé nella campagna emiliana e in una vita non facile, con i genitori che emigrano per qualche tempo in Germania e lui va a vivere con gli zii: un po’ buoni e un po’ cattivi, poi con la guerra e la linea Gotica che passa proprio da quelle parti e segna i suoi ricordi con i partigiani, i fascisti e i tedeschi.
La vena artistica non è ancora comparsa ma la fantasia sì e, con l’argilla a disposizione e la vita contadina come scenario, Franco modella le prime statuette: mucche e animali della fattoria, che mette a seccare all’ombra perché ha già imparato che al sole si screpolerebbero.
Finita la guerra, arrivano i miglioramenti economici e il buon terreno condotto a mezzadria dalla famiglia garantisce un reddito sufficiente ma Franco, che nel frattempo ha frequentato le scuole e i corsi serali disponibili, non si sente “tagliato” per fare il contadino e nemmeno gli altri lavori necessari alla piccola comunità.
Il primo contatto con Villasanta arriva nel ’55, quando il padre gli da 25.000 lire per andare a trovare la sorella, sposata in paese, e conoscere il nipotino, nato l’anno prima. La Brianza gli piace ma arriva ben presto la chiamata di leva, a Firenze, nel cuore dell’arte e dei monumenti.
Finita la naja e trovato lavoro, Franco incontra Maria Adele: si sposano il 13 settembre 1962 e mettono su casa a Villasanta; “si sposò anche il fratello gemello di mia moglie – nota nel libro – e si scoprì assieme la passione per la pittura.”

E insieme al cognato Luciano Bramati e a Romano Rossi fonda lo Studio 3, un atélier di pittura che segna la scena artistica villasantese e porta in paese una ventata di novità, che va oltre la pittura amatoriale e si apre alle influenze e alla ricerca degli anni Sessanta.
Se il primo interesse è per gli Impressionisti, ben presto Nannini sente l’esigenza di superare il figurativo e – divenuto assiduo frequentatore del neonato Circolo Amici dell’Arte – trova in Ernesto Galimberti gli insegnamenti che lo guidano verso l’astratto e l’informale. Sono 2 anni di studio intenso, che però formano il pittore.
La sua diventa una pittura essenziale, materica, di pochi colori e di grande forza, lontana dalla presenza umana. Così come schivo e di poche parole è lui, che ai giri di frase preferisce una sintesi concreta.
Poco interessato alle personali, Nannini diffonde la sua opera soprattutto attraverso i concorsi che, negli anni, gli valgono riconoscimenti importanti, comprese le medaglie di Camera e Senato e un recente premio alla carriera artistica, conferitogli da un misterioso collezionista mecenate della provincia di Pavia, che l’ho invitò a ritirarlo nell’ambito di un concorso di pittura senza rivelare altro. Scettico, comunque ci andò e scrive: “Tornai a casa soddisfatto, con la mia targa al merito accompagnata da una busta pesante.“








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