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Africa e Mato Grosso: così lontani così vicini

Abbiamo dedicato molti articoli a rappresentare la Villasanta ai tempi del coronavirus nelle sue diverse articolazioni. Ora alziamo il nostro sguardo sul mondo. Verso mondi lontani, dove il lessico che il corona virus ci ha abituato a usare cambia significato e valore. Mondi lontanti ma resi prossimi dall’impegno di associazioni del volontariato di Villasanta. Lo facciamo attraverso il racconto e la testimonianza di Francesco Ferrario di OperazioneTanzania “Villasanta2”, Flora Tognoli di Ass. Ital Watinoma e Anna Tommasini di Operazione Mato Grosso

Vorremmo iniziare chiedendovi una presentazione della vostra associazione e delle attività, dei progetti che avete realizzato o che sono in corso di realizzazione…

Francesco Ferrario: L’Associazione Operazione Tanzania “Villasanta2” ONLUS è stata fondata da Padre Dino Beretta, villasantese e missionario della consolata, il 1 luglio 1991.
E’ un gruppo di volontari, che grazie ai contributi raccolti con offerte ed iniziative varie (mercatini, tombolata, festival musicali .. ) realizza microprogetti, prevalentemente in Tanzania. Si occupa di sostenere le iniziative soprattutto rivolte ai bambini, pur non dimenticando gli adulti. I progetti realizzati e sostenuti sono in:

  • Tanzania Pozzi per l’acqua, Scuole e Orfanotrofi: Tosamaganga e Casa della Gioia, L’Allamano Centre centro che cura i bambini affetti dal virus H.I.V., Mgongo una struttura
  • che ospita i ragazzi di strada.
  • Ghana con i Frati minori Cappuccini, sono stati realizzati 2 pozzi per l’Acqua e una scuola cappella
  • Congo dove mandiamo dei contributi a P. Rinaldo Do per sostenere i problemi dei giovani.

Flora Tognoli: L’Associazione ITAL WATINOMA “Accoglienza” è un’organizzazione di volontariato ONLUS che dal 2004 si occupa di sviluppo sostenibile, in particolare in Burkina Faso. Crediamo fortemente che, valorizzazione, promozione, rinnovamento di musica, arte, saperi tradizionali e specificità culturali, possano rappresentare il motore per acquisire coscienza, consapevolezza, competenze, ovvero le chiavi per una crescita autonoma e responsabile.
Watinoma, grazie alla costante relazione con la popolazione locale in Burkina Faso, non resta insensibile alle situazioni di emergenza, là dove i diritti fondamentali dell’uomo vengono negati. Per questo promuove campagne di solidarietà che nascono da specifiche richieste della popolazione per migliorare l’accesso all’acqua potabile, la salute, l’istruzione di base, oltre ad operare per il mantenimento della biodiversità, la promozione di sistemi agricoli sostenibili e la sicurezza alimentare.
Watinoma, attraverso campi di lavoro e vacanze solidali, favorisce la relazione tra persone del Nord e del Sud del mondo in un’ottica di scambio per mostrare un’Africa diversa, non solo portatrice di bisogni, ma
piena di energia, vitalità e grinta.
L’Associazione è da sempre molto attiva nel promuovere iniziative, partecipare a manifestazioni e Fiere, collaborare con istituzioni scolastiche, in Italia e in Burkina. Attraverso il sostegno dei propri volontari promuove campagne di raccolta di raccolta fondi per la realizzazione di progetti di solidarietà. Opera in stretta collaborazione con l’Associazione Watinoma del Burkina Faso. Il nostro motto “Il ben fatto non è mai perso”

Anna Tommasini: L’Operazione Mato Grosso nasce in val Formazza (Ossola) nel 1967, quando un gruppo di giovani, guidato dal padre salesiano Ugo De Censi, decide di andare in Brasile, precisamente a Poxoréo,
nello stato del Mato Grosso, per costruire una scuola. Al rientro in Italia iniziano ad organizzarsi diversi gruppi per continuare ad aprire nuove spedizioni, sostenendole con il ricavato dei loro lavori. Oggi è presente in Bolivia, Brasile, Ecuador e Perù, con un centinaio di spedizioni in cui operano ( senza retribuzione) volontari italiani e locali, le cui attività ( in ambito educativo, scolastico, sanitario, ma anche suppletivo dello stato nella creazione di infrastrutture e nel sostegno ai bisogni basici delle popolazioni) sono sostenute dal lavoro di un centinaio di gruppi di giovani in Italia, tra cui quello che opera a Villasanta, attraverso svariate attività, tra cui: raccolta carta, demolizioni, viveri, taglio erba, pulizia boschi,
imbiancature, mercatini dell’usato e soprattutto campi di lavoro durante i weekend, l’estate e il periodo natalizio, oltre che la gestione di diversi rifugi e case alpine. Avendo da sempre rifiutato ogni riconoscimento ecclesiastico o statale, O.M.G. non usufruisce di alcun contributo istituzionale.

Supponiamo siate in costante contatto con questi Paesi e con i referenti dei progetti che avete realizzato o che sono in corso di realizzazione?

Francesco Ferrario: Sì i contatti sono pressoché quotidiani. Telefono, email, Skype e Whatsapp sono i nostri strumenti abituali di contatto.

Flora Tognoli: In questo periodo di quarantena continuiamo ad avere quotidiani contatti telefonici con i nostri referenti in Burkina Faso, dove, a tutte le altre problematiche già presenti, come il terrorismo, la povertà e i cambiamenti climatici, si somma il fatto che è il paese dell’Africa subsahariana dove si sta verificando il maggio numero di casi di Covid-19.

Anna Tommasini: I rapporti con i nostri amici in missione vengono normalmente tenuti attraverso mail e whatsapp, oltre alle informazioni riportate da chi rientra dal proprio periodo in missione. Quindi abbiamo
notizie in tempo reale sulla situazione nei vari Paesi.

Il Coronavirus, la Pandemia, i contagi. Quale eco vi arriva da queste realtà, qual è la situazione che registrate?

Francesco Ferrario: In Tanzania ho sentito la Suora che gestisce la scuola di Ilamba, come precauzione hanno chiuso la scuola: 400 persone tra studenti e lavoratori sono andati a casa. Per il momento non sono segnalati casi nella regione di Iringa e Chilolo. Mentre ho sentito il Frate che opera in Ghana e nella loro zona ci sono al momento 24 casi circa, dico circa perche’ penso come si possono contare in zone cosi estese e senza ospedali.
Mentre a Kinsasha, al momento, parrebbe non ci siano casi.

Flora Tognoli: Al 9 aprile 202 sono 443 i casi confermati (tra questi, varie personalità del Governo e di rappresentanze istituzionali) e 24 i decessi. Questi numeri sono probabilmente largamente sottostimati, anche perché ci sono pochissimi tamponi disponibili e solo un laboratorio in grado di fare i test. Pare che in Burkina ci siano solo 15 posti letto attrezzati con respiratori e comunque, le strutture sanitarie sono a pagamento e quindi non accessibili per la maggior parte della popolazione. Si può solo sperare che data la giovane età della popolazione, l’impatto della malattia non sia troppo devastante.
Il Governo ha decretato alcune misure di contenimento. Dal 16 marzo sono state chiuse tutte le scuole. Dal 21 marzo, c’è il coprifuoco dalla 19 alle 5 del mattino, i bar e i ristoranti devono restare chiusi. Sono state sospese tutte le cerimonie e incontri di preghiera. Dal 26 marzo, Ouagadougou (la capitale) e altre 7 città sono state messe in quarantena, ovvero non si esce e non si entra. Sono fermi tutti i trasporti pubblici intercomunali (taxi-brusse e autobus) e gli aeroporti e le frontiere terrestri sono stati chiusi.  Sono vietati i raggruppamenti di persone. Sono chiusi anche i mercati.

Anna Tommasini Abbiamo avuto subito notizia di come si stava diffondendo il virus, attraverso gli ultimi volontari che sono riusciti a rientrare in Italia, prima del blocco dei voli e anche attraverso Matteo, uno dei ragazzi di Villasanta che è in Perù da circa otto mesi. Ovunque i governi hanno molto per tempo bloccato la circolazione pubblica e privata, chiuso negozi, scuole, imprese di ogni tipo e imposto col coprifuoco ( con orari diversi a seconda degli stati, ma sempre almeno di 12 ore) la proibizione di uscire dalle case, perché consapevoli delle insufficienze delle strutture sanitarie nel caso di un numero elevato di contagi.

Quali sono le fonti di maggiore preoccupazione e le difficoltà che emergono con particolare urgenza?

Francesco Ferrario: La mancanza di strutture sociali e sanitarie e dei più semplici mezzi di assistenza e di ricovero, per esempio abitazioni.
Mi chiedo come si possano rifugiare in casa quando non ce l’hanno o, come consigliano a noi, di lavarsi continuamente la mani quando manca l’acqua.

Flora Tognoli: Il Governo raccomanda di restare a casa, ma come potete ben immaginare questo è per molti impossibile: stare a casa significa morire di fame. La maggior parte della popolazione vive alla giornata ed è comunque costretta ad andare in giro per procurarsi acqua e cibo.  Inoltre, il fatto che i nuclei famigliari siano molto numerosi, e che di fatto vivano in cortili comunitari, non aiuta. Si sta già assistendo a fenomeni speculativi sui prezzi degli alimentari.
Naturalmente Watinoma si è adeguata ai provvedimenti presi. Abbiamo chiuso la nostra scuola da lunedì 16 marzo. Questo significa che i bambini in Burkina, e in particolare i 180 bambini che sosteniamo nella nostra scuola, hanno perso la loro UNICA opportunità di istruzione, di vivere in un contesto stimolante, di mangiare un pasto completo con un apporto proteico, di fare danza e coltivare l’orto scolastico, di ricevere assistenza sanitaria se sono malati.
I nostri bambini in Burkina, a differenza di quelli italiani o europei, non hanno televisione, non hanno internet, non hanno libri, non hanno giochi, non hanno genitori in condizione di supportarli, e non hanno nemmeno
abbastanza da mangiare. In piena stagione secca, con temperature massime oltre i 40 gradi, non possono certo stare chiusi nelle loro piccole casette di mattoni di fango o cemento con il tetto di lamiera! Purtroppo sono per strada tutto il giorno, senza sufficiente alimentazione e abbandonati a loro stessi. Abbiamo chiuso anche il nostro ristorante Biologico e il nostro centro culturale. 
Al nostro campo biologico l’attività agricola continua ma le presenze delle donne sono state scaglionate in modo da non creare assembramenti.

Anna Tommasini: In tutte le missioni la preoccupazione maggiore è l’insostenibilità di queste misure per i poveri, specialmente quelli che vivono nelle periferie delle città. Impossibile non uscire di casa per chi vive
di lavoretti occasionali e deve procurarsi ogni giorno il cibo, impossibile restare chiusi in baracche di 20 mq., per famiglie mediamente di 6/7 persone, impossibile seguire norme igieniche dove esiste solo una fontanella d’acqua per tutta la comunità…e via dicendo.
Grande preoccupazione nasce anche dalle iniziative di aiuto di alcuni governi: la distribuzione di viveri o il ritiro di buoni spesa, mal gestiti, si risolvono in grandi assembramenti che favoriscono la diffusione del contagio.

Riuscite in qualche modo a intervenire in queste dinamiche? In questo senso avete promosso qualche specifica attività?

Francesco Ferrario: L’impegno è quello di mantenere operative tutte le attività presenti. Qui a Villasanta non abbiamo attivato nessuna attività extra per raccolta fondi.

Flora Tognoli: Come già detto sopra, abbiamo dovuto adeguarci ai provvedimenti presi dalle autorità governative: chiuso la nostra scuola, sospeso l’attività del nostro ristorante Biologico e del nostro centro culturale, scaglionate le presenze delle donne per continuare l’attività agricola.
La missione che avrebbe dovuto partire a inizio aprile per realizzare alcune attività artistiche di sensibilizzazione sui diritti, con i bambini della scuola e la comunità in Burkina è stata annullata.
L’unica cosa che stiamo attuando è sensibilizzare tutti i nostri contatti raccomandando di stare a casa per quanto possibile, di lavarsi le mani, di non salutarsi stringendo la mano, di evitare i luoghi affollati e di mantenere la distanza tra le persone.

Anna Tommasini: In tutte le missioni, per ordine esplicito dei governi, hanno dovuto sospendere le normali attività, rimandando a casa gli alunni delle scuole professionali, chiudendo tutti i lavori di edilizia e di agricoltura, sospendendo ogni attività educativa. Può continuare il lavoro dei due ospedali ( uno in Ecuador e l’altro in Perù ) gestiti dal Mato Grosso e che sono gli unici a fornire assistenza sanitaria gratuita ( non esiste sanità pubblica in questi stati ).
Tutte le missioni continuano a distribuire (secondo modalità che evitino l’affollarsi delle persone ) generi alimentari di prima necessità: attività che già si svolgeva prima per i più poveri ma che ora si sta allargando a sempre più persone. Altro non si può fare perché, anche per le missioni, esiste l’obbligo di non uscire, pena l’arresto (sono regimi diversi dal nostro…). In più si è stranieri, quindi tenuti particolarmente d’occhio.

Come riuscite a far convivere le vostre attività con le inevitabili limitazioni e restrizioni che tutti viviamo in questo periodo? E, considerando che non sarà un periodo di breve durata, come vi state attrezzando per il futuro?

Francesco Ferrario: L’Associazione normalmente sviluppa la sua attività attraverso animazione Missionaria per le strade o con assemblee nelle scuole, asili etc; partecipa e promuove , mercatini, tombolata, festival musicali… (Arcobaleno di Voci ) Ora tutte queste attività sono inibite dai provvedimenti di distanziamento sociale cui tutti noi siamo sottoposti e quindi tutto è sospeso. Per il futuro ci penseremo al momento opportuno.

Flora Tognoli: Tutte le iniziative interculturali nelle scuole e gli eventi artistici e di raccolta fondi in Italia, che stavamo programmando da tempo, sono stati annullati, compreso una serie di incontri interculturali con gli alunni delle scuole elementari di Villasanta. Adesso è il momento di stare a casa, fare il bilancio di quanto fatto fino ad ora e programmare le attività future. Quando questa emergenza sarà finita, riprenderemo con rinnovato impegno la nostra lotta affinché i diritti siano sempre più una realtà, per tutti!
Stiamo programmando delle distribuzioni di generi alimentari e di sapone alle famiglie maggiormente in difficoltà e avremo bisogno di tutta la vostra solidarietà per poter realizzare questi interventi. Per ora, state a casa, se potete, e grazie a tutti coloro che invece continuano a lavorare per garantire i servizi essenziali.

Anna Tommasini: Stante l’obbligo di restare a casa, non si è potuto fare niente più di quanto già detto, né si è in grado, nonostante la reoccupazione per il dopo, di fare progetti per il futuro. Altrettanto forte è la preoccupazione in Italia su come reperiremo i fondi con cui sostenere le missioni: il nostro modo è sempre stato attraverso i lavori ( molto umili, molto pratici: sgomberi, verniciature, giardinaggio…) dei gruppi di giovani, oggi impossibili a svolgersi: su questo già ci stiamo confrontando per
essere pronti a ripartire non appena sarà possibile.

Chiudiamo questo particolare sguardo sul mondo, segnalandovi i siti internet delle associazioni. Saranno un buon riferimento per approfondirne la conoscenza, per avere informazioni e aggiornamenti e per dare concreto sostegno alle loro attività:

  • OPERAZIONE TANZANIA “VILLASANTA2” ww.operazionetanzania.org
  • ASSOCIAZIONE ITAL WATINOMA ONLUS www.watinoma.info
  • OPERAZIONE MATO GROSSO: pagina Facebook Operazione Mato Grosso Brianza

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