
C’è una mostra importante al Circolo Amici dell’Arte.
Com’eri vestita – questo il suo titolo – è la domanda che ancora oggi molte donne si sentono rivolgere quando trovano la forza di denunciare. La letteratura specializzata la definisce “vittimizzazione secondaria dello stupro”, la sua radice affonda nella convinzione patriarcale e maschilista che – comunque – il violentatore sia stato provocato: dall’abbigliamento, dall’atteggiamento, da un richiamo erotico lanciato verso di lui a cui non ha resistito.
La si sente ancora nelle sedi delle forze dell’ordine, nei tribunali, attraversa i media e rimbalza sui social, sottolineano gli organizzatori. E aggiunge dolore a dolore.
Ebbene, riguardo a ciò, la mostra toglie ogni dubbio. La sequenza di abiti, ognuno accompagnato da un breve e incisivo racconto della circostanza in cui lo stupro è avvenuto, ci mostra quanto di più quotidiano ogni donna indossa: jeans e giubbini, maglie, camicie e perfino grembiuli da lavoro e pigiami.
Così come comuni, quasi banali sono i luoghi in cui la violenza sessuale avviene: nelle case, nei locali pubblici, nei luoghi di lavoro.
Realizzata da Libere sinergie, un’associazione attiva nel contrasto alla violenza e alla discriminazione contro le donne, Com’eri vestita è stata portata a Villasanta dall’azione congiunta di Circolo Amici dell’Arte, Nuovi Orizzonti e Futura Casa delle Donne, che hanno aggregato attorno a sè associazioni, enti del terzo settore, operatori culturali e sostenitori privati.
Il tema delle violenza – e del suo ancora largamente disatteso riconoscimento – sarà affrontato nei prossimi giorni con un programma di incontri e approfondimenti dedicati a cura dei singoli partner, reperibili sui loro canali.

Com’eri vestita, Circolo Amici dell’Arte, via Bestetti 8. La mostra sarà visitabile il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Per visite durante la settimana si può mandare una mail a nuoviorizzontinclusivi@gmail.com








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