“Il 25 Aprile è il giorno in cui l’Italia scelse di rialzarsi. Di dire no alla dittatura, alla violenza, alla negazione dei diritti. Di tornare a respirare come comunità libera. Qui a Villasanta, la memoria non è un concetto astratto.”
Sono queste le parole – forti e concise – con cui il sindaco ha scelto di iniziare il suo intervento alla cerimonia civile per la Festa della Liberazione, che si è svolta, come ogni anno, in piazza del Comune, preceduta dalla Messa e dal corteo per le vie del centro, accompagnato dal Corpo Musicale.


Per definire, subito dopo, i contorni concreti, tangibili della memoria che in paese “è un percorso – ha sottolineato – che attraversa le nostre strade, i nostri quartieri, i nostri luoghi simbolici.” Sono dunque memoria le Pietre d’inciampo e del Ricordo – “piccoli blocchi di ottone ma enormi macigni nella loro forza morale“ – che segnano i luoghi dove ha vissuto chi si è opposto al fascismo ed è stato deportato; è memoria piazza monsignor Gervasoni; sono memoria le vie intitolate agli oppositori politici italiani che pagarono chi con la vita e chi con lunghi anni di confino prima e di resistenza poi il loro impegno per la libertà e la democrazia.

“La memoria a Villasanta – ha ripreso Lorenzo Galli – è un cammino che facciamo insieme. In questa cerimonia, quel cammino lo percorriamo con consapevolezza e gratitudine, fermandoci proprio nella piazza del nostro comune, che non a caso è intitolata a tutti i Martiri che sono caduti per la Libertà.”
E insieme, per il sindaco, significa insieme alle scuole cittadine, anche quest’anno presenti alla cerimonia con la voce limpida e lo sguardo fiducioso dei loro allievi, e insieme ad ANPI, che ha definito “un presidio storico e civile che se ne infischia delle critiche di anacronismo che talvolta riceve. E io vi ringrazio, perché senza la vostra intransigenza la memoria sarebbe più fragile.”
Ma parlare di libertà oggi significa anche parlare di indipendenza e così, con un affondo improvviso, Galli ha legato le scelte di allora a quello di oggi: “Nel presente – ha detto – l’indipendenza assume forme nuove, una di queste è l’indipendenza energetica. Viviamo in un mondo in cui l’energia è un elemento strategico. Dipendere da fonti lontane, instabili o inquinanti significa essere più vulnerabili. Per questo, come comunità, siamo chiamati a investire nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica, nella sostenibilità. Non è solo una scelta tecnica: è una scelta di libertà. È un modo per proteggere il nostro territorio, per rendere più sicure le nostre famiglie, per costruire un futuro più indipendente, stabile e giusto.”
Memoria storica come memoria locale è stato anche uno dei passaggi dell’intervento della presidente della sezione cittadina dell’ANPI, Lorenza Gobetti, che ha voluto citare uno per uno i villasantesi perseguitati dal fascismo e i militari che dopo l’8 settembre scelsero di non aderire alla Repubblica di Salò per poi portare l’attenzione sui nostri giorni.


“La pace e la giustizia sociale – ha dichiarato – sono messe in discussione; ci troviamo di fronte ad una crisi internazionale che mette in discussione anche il nostro sistema di relazioni internazionali, a diversi fronti di guerra che stanno sconvolgendo il mondo. Si vuole sostituire la forza del diritto e della diplomazia con la cultura della violenza e della sopraffazione e fintanto che prevarrà questa logica non potrà mai esserci nel mondo, una pace vera e duratura. Perché la libertà non ha alcun senso se non è condivisa, accogliente, plurale giusta, democratica per tutti, come in fondo, deve essere anche la pace.”
“Ricordiamoci che la Resistenza – è stato il suo invito – non fu solo lotta armata. Fu <guerra per finire tutte le guerre>. Nei Gruppi di Difesa della Donna le partigiane organizzavano manifestazioni per il pane e contro la guerra già nel 1943-44. Nei volantini delle SAP di Milano si leggeva: <Pace, pane, libertà>. La Liberazione del 25 aprile 1945 venne vissuta come inizio della pace, e non solo come vittoria militare.”








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